Pubblicato il: 07/01/2020
Per dirvi qualcosa a cui tengo molto questa sera non posso non partire dal ringraziare una donna in particolare, l’avvocato Genta che mi ha invitata a essere qui. L’invito è nato da un piccolo legame… le lasciai qualcosa da leggere che scrissi alcuni anni fa intorno al tema della violenza nei legami, forse le parole scritte le hanno lasciato una curiosità su ciò che la psicoanalisi può dire oggi. Grazie dunque per questa curiosità. Legami… il legame lega nel senso che può fare incontro ma il legame può anche divenire qualcosa da cui non ci si può slegare…Legami, fai di me ciò che vuoi. Un accento diverso e tutto cambia!
Per la psicoanalisi lacaniana non esiste La donna, ogni donna è un piccolo grande mistero, esiste l’una…una per una. Il mistero della femminilità è rigettato oggi, proprio oggi che le donne hanno fatto molto per avere diritti e doveri nella società. Molte donne hanno ruoli e funzioni importanti, eppure questa emancipazione è poco tollerata a volte dalle stesse donne. Qualcosa della donna turba…c’è qualcosa che la rende estranea a sé stessa, lavoratrice, madre, amante, insomma la si vuole imbrigliare ma tutte queste sfaccettature non si possono soffocare. Una donna non la si può dire fino in fondo.
Ogni uomo incontra nella donna che ama questa alterità, che però sembra risultare intollerabile. A cosa pensa…cosa la rende felice, perché il suo desiderio va altrove? Il desiderio di ciascuno di noi è sempre anche altrove, perché un essere umano non è proprietà di un altro e questo le donne lo sano bene.
C’è però qualcosa di esclusivo, di prezioso in questi legami che legano, qualcosa a cui talvolta la donna stessa non può rinunciare. Se tentate di dissuadere una donna da quel legame eccessivo con un uomo che la viola, lei farà resistenza perché senza quel legame deve attraversare un punto vuoto e il vuoto spaventa, immobilizza. Inoltre qualcuno realmente può aiutarla?
Sempre Lacan dice una cosa molto preziosa: l’amore è dare ciò che non si ha. L’amore è l’incontro con la mancanza dell’altro, con ciò che è problematico anche, con ciò che non va. Talvolta per una donna questo incontro diviene la spinta a colmare quel vuoto, a salvare quell’uomo che la ama massacrandola. Una donna vittima di violenza insisterà nel dirvi che quell’uomo che arriva a farle male la ama. Le percosse nel dire sembrano attenzioni. Molti uomini arrivano a passaggi all’atto pericolosi quando una donna vuole separarsi, “Se non posso averti, non deve averti nessuno, se mi lasci è perché vuoi altro”.
Le separazioni oggi sono all’ordine del giorno, gli avvocati lo sanno bene, ebbene nella funzione che svolgo per il tribunale come CTU spesso mi accorgo che le persone si lasciano ma non vi alcuna separazione in gioco. Passano anni a farsi la guerra ma non sono separati per nulla, vivono per distruggersi a vicenda. Questa non è separazione. Solo se si è un po’ separati dall’altro lo si può incontrare.
La violenza irrompe proprio quando non c’è separazione, quando si pensa all’altro senza considerare che non può pensare come me…l’altro è altro da me. Credo che l’uomo fatichi in questo moltissimo ma anche le donne sono in difficoltà oggi.
La violenza arriva quando non ci sono più parole per dire le cose, ma le parole non dicono tutto. Non tutto è dicibile. Ed è proprio perché non tutto è dicibile che sopportare le frustrazioni della vita è un vero casino. Per alcuni questo è insopportabile. Per alcuni uomini essere lasciati è cadere come soggetti, è essere derisi, scomparire, ma se una persona vuole lasciarci c’è veramente qualcosa che possiamo fare per convincerla a non farlo?
Questi legami esclusivi ci allontanano da tutti ed è questo che li rende indispensabili, nessuno di noi può vivere nel numero due. Nessuno può vivere solo per un altro, perché in quella specularità, in quella coppia non può che sorgere l’aggressività. Quando un uomo o una donna possano raccontare al proprio compagno/a quello che gli accade quando vivono sapendo che le relazioni con gli altri, il lavoro, gli amici, sono parte del legame con la vita, quando questo accade allora l’amore può crescere. Cresce a condizione della libertà di scegliersi ancora e ancora.
Slegami amore mio, slegami così che io possa tornare da te e cercarti. Questo dovrebbero dire le donne. Se ci si costringe a vicenda ad amarsi e ci diciamo anche come farlo finiremo per odiarci, perché nessuno di noi può completare nessuno. Il mito delle due metà contenuto nel Simposio di Platone è un impossibile, un’illusione perché quell’uno originario a cui l’uomo vuole credere non esiste. Nessuno può incarnare realmente la nostra metà a meno che non accettiamo di essere vicini nella differenza e di non coincidere.
Se ci facciamo interrogare dal modo in cui facciamo legame con l’altro possiamo riconoscere la spinta alla violenza che ogni volta può abitarci, anche nelle piccole cose, e accorgerci che agire violenza psicologica o fisica anche è talvolta un modo di non accogliere ciò che ci mette in difficoltà e ribaltarlo sull’altro, per non volerne sapere del nostro vuoto. Ebbene…ciò che faccio mi deve stupire, perché se non ci stupiamo più delle azioni che compiamo e non ci spaventano, allora davvero abbiamo perso di vista il limite e il rapporto con noi stessi.